domenica 17 gennaio 2016

La parte oscura del Web

Per deep web o web sommerso s'intende l'insieme dei dati che non sono reperibili in rete attraverso i comuni motori di ricerca come Google o Yahoo.

Secondo varie ricerche condotte negli ultimi anni, solo il 4% circa delle pagine Internet esistenti farebbero parte del 'Web in chiaro' e quindi, sorprendentemente, la maggior parte delle informazioni corrono in un mondo sommerso, raggiungibile solo facendo ricorso a programmi come "Tor" e "Freenet".

Tuttavia, non si creda che l'accesso a tali software sia riservato agli esperti di informatica, perchè, per esempio, è sufficiente connettersi al sito https://www.torproject.org/ per scaricare il relativo programma e cominciare a navigare in anonimato 'nella parte oscura del Web'.

Abbiamo specificato 'in anonimato', proprio perchè il principio ispiratore del progetto Tor come di quello Freenet è appunto quello della difesa della privacy, per garantire ai navigatori Internet la massima protezione possibile della propria identità e libertà contro intrusioni esterne.

Naturalmente, il rovescio della medaglia è che i criminali più evoluti fanno ormai largo uso del web sommerso per avviare e gestire attività illecite, come il traffico di armi, di droga, di valuta falsa, di materiale pedopornografico, ecc.

Alla base di tutte queste attività c'è una moneta di scambio virtuale, o meglio, elettronica, chiamata 'bitcoin' e inventata da un certo Satoshi Sakamoto nel 2009, il cui valore rispetto al dollaro o all'euro è soggetto a variazioni.


Per potere usare i 'bitcoin' ed acquistare dati, beni o servizi nel web sommerso e in particolare nei cosiddetti 'dark net markets', occorre crearsi un proprio portafoglio elettronico dove depositare tale danaro virtuale, trasferibile, a sua volta, in forma anonima e pochi sanno che in Italia esistono già ben cinque ATM con i quali è possibile effettuare prelievi e versamenti in 'bitcoin' e che prospera sempre più anche un circuito perfettamente legale di trasferimenti di bitcoin in cambio di beni e servizi.

Per quanto invece concerne le attività illegali che nel web sommerso aumentano purtroppo ad ogni istante, in Italia va menzionata la recente "Operazione Babylon" portata brillantemente a termine dalla polizia postale e che ha portato alla luce circa 170.000. operazioni illecite condotte attraverso la rete 'oscurata' e 14.000 iscritti ad una community dove l'illegalità in molteplici forme era l'elemento in comune tra i suoi membri, i quali, in questo mercato criminale on line, acquistavano e vendevano di tutto, dal materiale pedo-pornografico alle armi, dalla droga ai libretti d'istruzione per aspiranti hackers.

Mentre a livello internazionale ha avuto grande risonanza la "Operazione Silkroad", a cura della FBI, che ha sbaragliato un enorme mercato anonimo e illegale di armi e droga perpetratosi dal 2011 al 2013, condannando all'ergastolo il suo creatore. 
Ma ciò non ha fermato altri cyber-criminali e alla prima Silkroad è seguta Silkroad 2.0, scoperta e chiusa comunque anche questa nel 2014 dal Federal Bureau. 
La guerra fra buoni e cattivi, come si capisce, resta aperta.  E' stato infatti calcolato che per ogni sito illegale che le forze dell'ordine chiudono, ne vengono subito creati altri cinque.